Rimandare l’appuntamento con Batman

Concept Ships è un blog di illustrazioni di fantascienza che seguo da tanto tempo. In questo post privo di immagini l’autore racconta di come lui e la moglie incinta, abitanti a Denver in Colorado, dovessero andare alla proiezione del film di Batman salvo cambiare idea all’ultimo minuto.

È un post molto civile e asciutto che si chiude con un pensiero per la piccola città di Aurora:

It seems very surreal that this little city of Aurora, Colorado halted a Paris, France world premiere with cast and crew for the new Batman film and got condolences from President Obama (He knows Aurora well since he flies into Buckley Air Force Base which is located there).

It is sad that the state of Colorado is starting to be known for mass shootings rather than the amazing mountainous landscape views and talented citizens.

Risonanze

Gita in Calvana

(foto: La Repubblica Firenze)

C’è qualcosa di diverso dentro di noi quando si diventa genitori. Qualcosa fa clic e, volenti o nolenti, si percepiscono i fatti della vita diversamente, quasi fossimo dentro le teste di tutti gli altri genitori, belli, brutti, simpatici, antipatici, conosciuti o estranei.

E’ una cosa che vorrei spiegare al mio io trentenne di dieci anni fa che, alla notizia della morte di un bambino di 11 anni durante una gita in montagna avrebbe forse reagito con un “oh, poverino”:

E’ morto il bambino di 11 anni vittima di un attacco cardiaco mentre era in escursione sul monte della Calvana, sopra Prato. Altri ragazzi, di una comitiva di un gruppo parrocchiale di Paperino, alla periferia di Prato, secondo le prime informazioni sembrava che fossero disidratati e stremati. Ma la diocesi di Prato spiega: “A noi hanno detto che tutti gli altri piccoli stavano bene e che uno solo ha avuto il malore”. La Usl di Prato ha poi reso noto che i 74 bambini, il parroco e due accompagnatori “che apparivano emotivamente provati per quanto accaduto ma erano in buone condizioni di salute”.

Stamattina invece, ascoltando Prima Pagina, mi si è spento qualcosa dentro. Sarà che Ulisse ha appena preso un colpo di calore, sarà che di problemi cardiaci congeniti ne sappiamo qualcosa, sarà che conosco la montagna e la necessità di partire e tornare presto (non arrivi in quota alle 2 del pomeriggio, per dire).

Non è la somma di questi motivi razionali, è la morte di un bambino che da sola si propaga come un’onda nera dentro di noi e risuona sorda, senza giustificazione alcuna.

Il giornalismo urlato fa il web schizofrenico.

Repubblica.it - Osama ucciso

E’ da un po’ che osservo l’evolversi delle home page dei giornali cartacei online, in particolare di Repubblica.it. Sono passati oltre dieci anni dallo “sbarco sul web” del giornale cartaceo, qualcosina è migliorato ma l’affannosa voglia di riprodurre online lo strillo del giornale cartaceo e la velocità urlata del telegiornale non si è affievolita.

Negli ultimi tre giorni ci sono stati tre eventi-notizia mondiali come il matrimonio di William e Kate, la beatificazione di Papa Wojtyla e l’Uccisione (presunta, direi) di Osama Bin Laden. Nei mesi passati c’è stato l’attacco alla Libia e le altre rivoluzioni nei paesi del nord Africa.

In ogni occasione l’home page si allarga a tutto campo, e il titolone diventa uno strillo sopra un carosello di foto a effetto.

Ma la sintesi di uno strillo non basta più, l’ansia di voler dire tutto ma proprio tutto in home page inzeppa sommario e occhiello di link grandi, link medi, link minuscoli con e senza iconcine.

Non contenti di ciò il titolo-strillo viene spezzato in più frasi ognuna linkata verso un contenuto diverso.

E’ il collasso dell’usabilità, l’informazione del web trasformata in urlo, l’attenzione del lettore-navigatore strattonata ad ogni occhiata.

Mai come ora benedico l’informazione data dal passaggio del mouse: se non vado a vedere nella barra inferiore di Safari (menu Vista > Barra di Stato) a quale indirizzo porta il link su cui sto passando il mouse non oso cliccare: non è chiaro in quale sezione del giornale si finisce, non si sa se verrà mostrato un video, un articolo o una foto (e se non ho flash istallato? E se non ho abbastanza banda?), non si sa se una volta all’interno dell’articolo avrò a portata di mano gli altri link sulla stessa notizia presenti nel titolo strillato della home page.

Praticamente sembra di stare in un ingorgo di traffico dell’informazione.

Continuo a pensare che, problemi di usabilità a parte, sul web quel che conta è l’interesse, non l’attenzione. Voglio essere informato da qualcosa che richiami il mio interesse e vi immetta dati nuovi, non da qualcosa che ha urlato più forte e mi abbia fatto precipitare nella pagina dei video più cliccati invece che nella sezione Esteri.

Se un evento è in aggiornamento frenetico può capitare di ritornare alla home dopo aver letto un articolo e trovarla cambiata, con una diversa disposizione di link “urlati” e parcellizzati nel titolo principale. Devo di nuovo orientarmi, aprire tante pagine in tab diversi e farmi un ordine mentale.

Leggere, anche nel bel mezzo di una breaking news, dovrebbe essere un piacere, non una fatica.

ANPI: il nuovo sito

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E’ andato online il nuovo sito dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia). Lo dico con orgoglio e commozione non solo perché ho modestamente contribuito con la foto della bambina che depone i fiori ma anche perché lo spirito con qui è stato ricostruito il sito sa di rinnovamento e di sguardo in avanti. Un’aria positiva, non solo informaticamente parlando, di cui oggi c’è un gran bisogno.

Le idee fondanti del progetto sono state quelle di portarsi le competenze in casa facendo tutto con le proprie forze ma sfruttando la collaborazione sulla rete e avvalendosi di solo software open source (WordPress 3, che andrebbe citato linkato nell’articolo sul nuovo sito).

Questa impostazione apre canali di collaborazione e conoscenza con la nutrita schiera di noi blogger maniaci wordpressisti e non. Considerazione ovvia per chi è del giro, per niente scontata per un utente meno informatizzato.

Per il momento l’ANPI ha aperto un canale Facebook e uno su Twitter. L’aspettiamo a breve su FriendFeed, a questo punto!

L’iphone 4 tra l’incudine e il keynote

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Jobs e Apple puntano tutto da sempre prima sul keynote e poi sul sito apple.com e le press release.

Negli anni i Keynote degli Apple Events hanno avuto sempre più risalto sul sito Apple, trovando ora una collocazione definitiva dopo varie sistemazioni all’interno del ramo QuickTime.

Il dato costante è sempre stato: scordiamoci il passato e gli eventi scomodi. La pagina attuale si ferma infatti a fine 2009.

Proprio ieri ho cancellato una carrettata di vecchi bookmark di Safari e per scrupolo ho controllato quelli dei keynote dei macworld 2003. Niente, spariti (ovvio: è sparito il MacWorld come “evento Apple”).

Tra 7 ci sarà la conferenza stampa che tutto il mondo tecnologico si aspetta. Si dà per scontato un richiamo degli iPhone 4, un risarcimento, un’ammissione di colpa nell’aver saputo in anticipo del difetto e avere taciuto. (notizia di Bloomberg basata su fonti non confermate, ripresa da noi dal Post):

Last year, Ruben Caballero, a senior engineer and antenna expert, informed Apple’s management the device’s design may hurt reception, said the person, who is not authorized to speak on Apple’s behalf and asked not to be identified. A carrier partner also raised concerns about the antenna before the device’s June 24 release, according to another person familiar with the situation.

[…]

Steve Dowling, a spokesman for Apple, declined to comment and said he wouldn’t make Caballero available for an interview. Caballero didn’t respond to a call and an e-mail seeking comment.

Inoltre secondo il WSJ il tempo per i test sarebbe stato scarso e i prototipi camuffati non erano “testabili” perché non potevano essere toccati direttamente:

The iPhones Apple sends to its carrier partners for testing are “stealth” phones that disguise a new device’s shape and some of its functions, people familiar with the matter said. Those test phones are specifically designed so the phone can’t be touched, which made it hard to catch the iPhone 4’s antenna problem.

Apple gave its carrier partners far less time to test the iPhone 4 before its launch and gave them significantly fewer devices to test than other handset makers, people familiar with the matter said. AT&T Inc., Apple’s exclusive partner in the U.S., has until recently taken the brunt of criticism for dropped calls on Apple phones.

A poche ore dal presunto spargimento di cenere sul già grigio capo di Jobs, Apple tiene in home page l’iPhone 4 e i tre link ai filmati pubblicitari e al keynote di Jobs di giugno, quello in cui al minuto 00:33:20 Jobs esalta il gap nella banda metallica che separa le due antenne, il gioiello di progettazione che garantisce una migliore ricezione ma anche quello che se cortocircuitato dalla mano sinistra la peggiora.

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Non ha senso. Ammettere un difetto è corretto e doveroso, proporre un’alternativa anche. Un richiamo massiccio e una disfatta no, almeno con queste premesse comunicative.

Mi azzardo a lanciarmi in previsioni: offriranno sconti o rimborsi sull’iphone 4 (o una custodia gratuita, come fecero con il primo iPod nano) ma tireranno fuori dal cilindro qualcosa di grosso per “coprire” la figuraccia e anticipare prodotti futuri. Un nuovo iMac? Servizi sul Cloud? Mah, vedremo.

Update: anche il New York Times rilancia l’idea che non ci sarà un richiamo di iPhone 4 da parte di Apple.

The person said the problems were longstanding but had been exposed by the design of the iPhone 4. All cellphones can be affected by the way a hand grips the phone, but well-designed communications software compensates for a variety of external factors and prevents calls from dropping, the person said.

Qualche factcheck su iPhone 4

Apple venerdi sera (alle 19 ora italiana) terrà una conferenza stampa che presumibilmente sarà sui problemi di ricezione di iPhone 4:

Apple would only say that the press conference would be regarding the iPhone 4. No other information was available when I spoke with them tonight.

Repubblica prima lancia la notizia nel giorno sbagliato poi approfondisce in un pezzo pieno di “potrebbe”, di “ipotesi” e “rumors” che riassume quel poco che si sa dai siti stranieri:

Una delle ipotesi è quella di una maxi operazione di richiamo il cui costo è stato stimato in 1,5 miliardi di dollari.

Proprio i rumors su un possibile ritiro – subito dopo la bocciatura dell’iPhone 4 da parte di Consumer Reports – hanno penalizzato non poco il titolo Apple in Borsa.

Mi chiedo: il difetto c’è o non c’è? In quanti l’hanno notato? Cosa dice esattamente Consumer reports? E’ una bocciatura o no? Chi ha stimato i costi del ritiro?

Le risposte da un rapido giro su Google Reader:

Engadget riconosce l’esistenza del difetto in sé pur non riscontrandolo nelle unità testate ma lascia la parola i lettori (leggetevi tutto il pezzo e troverete pareri contrastanti):

That said, however, it’s not at all clear what the real-world effects of the antenna issue actually are for most people — as we’ve repeatedly said, several iPhone 4s owned by the Engadget staff (including our review unit) have never experienced so much as a single dropped call, while others suffer from signal issues that results in lost calls and unresponsive data in a dramatic way. What’s more, at this point Apple’s sold well over two million iPhone 4s, and we simply haven’t heard the sort of outcry from users that we’d normally hear if a product this high-profile and this popular had a showstopping defect. Honestly, it’s puzzling — we know that the phone has an antenna-related problem, but we’re simply not able to say what that issue actually means for everyday users.

So we’re doing what we can do: we’ve collected reports from every member of the Engadget staff who’s using the phone, as well as reached out to a variety of tech industry colleagues for their experiences. As you’ll see, most of our peers seem to be doing perfectly fine with their iPhone 4s, but the people who are having problems are having maddening issues in an inconsistent way. We’d say it all comes down to the network — particularly in New York City, where AT&T just completed a major upgrade — but even that isn’t a consistent factor in predicting experience. Ultimately, we just won’t know what’s really going on until Apple comes clean and addresses this issue (and the growing PR nightmare it’s become), but for now we can say with some certainty that not everyone is affected, and those that are seem to be in the minority. Read on for the full report.

Risultati altalenanti li trova anche Neven Mrgan:

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The only conclusion I can draw from these data is that the iPhone 4 3G cell signal reception is really inconsistent. (At least that’s the case where I live.)

Consumer Reports da il massimo dei voti a iPhone 4 ma non lo “raccomanda” finché non viene risolta la questione della ricezione. Non lo chiamerei “bocciatura”.

Basta leggere le parole di Consumer Reports nel post in questione:

The iPhone scored high, in part because it sports the sharpest display and best video camera we’ve seen on any phone, and even outshines its high-scoring predecessors with improved battery life and such new features as a front-facing camera for video chats and a built-in gyroscope that turns the phone into a super-responsive game controller. But Apple needs to come up with a permanent—and free—fix for the antenna problem before we can recommend the iPhone 4.

Consumer Reports riporta fatti e valutazioni non cerca il singolo titolo sensazionalistico, nel post successivo ribadisce sia il problema sia l’ottimo giudizio dell’iPhone 4 come device:

Our tests, conducted in our labs using controlled signals, confirm growing anecdotal indications that the iPhone 4’s problems are anything but illusory. Our tests found that when your finger or hand touches a spot on the phone’s lower left side—an easy thing to do—the signal can significantly degrade enough to cause you to lose your connection altogether if you’re in an area with a weak signal. We tested several other AT&T phones the same way, including the iPhone 3G S and the Palm Pre. None of those phones had the significant signal-loss problems of the iPhone 4.

Ironically, aside from these reception glitches, our other tests placed the iPhone 4 atop the latest Ratings of smart phones. But we did not feel comfortable listing a phone with such a problem as “recommended,” and therefore have withheld that tag.

Il problema si sposta perciò dal piano tecnologico alla valutazione del comportamento di Apple domani sera. Update: il Post lo dice meglio di me. 🙂

Per finire, il costo del richiamo di tutti i telefoni viene stimato in un miliardo e mezzo di dollari da Tony Sacconaghi di Bernstein Research che lo ritiene improbabile:

He has issued a report with a US$1.5 billion price tag as his best guess. However, that’s not what Sacconaghi believes will happen. Instead, he suspects Apple will relent and issue free Bumper cases to those who want them. With an estimated production cost of $1 each, the cost would drop significantly and frankly hardly disrupt Apple financially.

Update: 152 commenti al post di Bob Egan, ingegnere elettrotecnico, che critica i metodi adottati da Consumer Reports nei loro test (via AppleInsider che cita ulteriori approfondimenti via email).

Le domande non fatte su quel treno dell’indifferenza

L’articolo di Repubblica.it di oggi sul ragazzo senza braccia multato in treno sta facendo il giro della blogosfera.

Ho letto l’articolo stamattina appena sveglio sorseggiando il caffè e ne sono uscito col magone, immagino come sarà successo a molti dei 600 commentatori.

C’è tutto in quell’articolo: il dramma dell’handicap, l’Italia dell’indifferenza, la burocrazia delle ferrovie e quella della polizia. Materiale su cui riflettere a lungo.

Tuttavia vorrei gettare un piccolo seme del dubbio, e lo faccio da persona che detesta la burocrazia, ha dato un anno della propria vita (forse il più bello) agli handicappati e che odia l’indifferenza.

Quell’articolo è prima di tutto un racconto la cui chiave sta nell’ultima frase

L’autore è scrittore ed editore

Una fotografia, una bellissima fotografia. Profonda come quelle in bianco e nero a grana grossa, come un ritratto di Cartier-Bresson. Una rappresentazione della realtà, non un resoconto della realtà. Altrimenti non sarebbe stata così toccante.

Tuttavia se lasciamo da parte i sentimenti e ragioniamo come avrebbe fatto, per esempio, Poirot e le sue celluline grigie troviamo subito degli interrogativi che necessitano di risposte: il ragazzo senza braccia viaggia abitualmente su quella tratta? E’ conosciuto al personale delle FS o ha preso il treno all’ultimo minuto solo in quell’occasione? Se fosse una scena già vista si spiegherebbe il comportamento del personale viaggiante (scortesie a parte). Se viaggiasse abitualmente saprebbe come chiedere assistenza alla stazione e comprare il biglietto per tempo. Perché nessuno degli astanti (compreso lo scrittore) ha fatto il gesto di pagare la sanatoria mettendo i soldi che mancavano? Anche i passeggeri conoscevano il viaggiatore? Avevano già visto la scena? Oppure sono al corrente che il personale viaggiante è capace di ritorsioni? E quali?

La verità non ha mai una sola faccia. Scaviamo sotto la superficie: vorrei chiedere a Repubblica se ha inviato un giornalista alla stazione di Bari, se hanno chiesto un’intervista con le FS, se, dopo l’episodio (increscioso e toccante, non lo sminuisco certo) comincia un paziente factcheck.

Siamo nel Belpaese in cui la gente non si parla, non si fa domande ma guarda e passa.

Allora cominciamo ad usare il cervello e a farcela qualche domanda.

Il leone del Corriere in Afghanistan

Prima pagina del Corriere.it di oggi
Prima pagina del Corriere.it di oggi

Si tratta naturalmente di una coincidenza ma la sperimentazione di nuove e mirabolanti forme di banner flash sul sito del corriere mal si sposano con la notizia tragica che prende tutto lo spazio comunicativo della pagina.

Tuttavia, anche in occasioni meno tragiche, alla strategia banner che fa da sfondo io ci ripenserei. Sempre che non si voglia partecipare al festival degli accostamenti assurdi.

Casette trentine in abruzzo: reality check

Trentino - corriere delle alpi 15 settembre 2009
Copertina Trentino corriere delle alpi 15 settembre 2009

Torno da un weekend lungo dai nonni Trentini. In paese si parla della consegna delle casette in legno per i terremotati in Abruzzo.

In un posto in cui ti smontano le panche e i tavoli di una festa di paese quando i musicisti sono ancora sul palco (che ironizzano sul trattore che gli passa davanti con il carico da sgombrare), in cui hanno finito quasi prima di cominciare, in cui sistemi i tuoi occhi a colpi di laser nell’ospedale pubblico con pochi giorni di attesa, in cui si mangia a mezzogiorno e si sparecchia a mezzogiorno e venti è logico che si rincorrano voci orgogliose su casette già pronte a fine maggio, sul farsi da soli gli attacchi di luce e acqua e scarichi per le cucine da campo appena consegnate in Abruzzo per non dover aspettare gli addetti ai lavori. In un posto piccolo la rete sociale ti collega in un solo passo a qualcuno che lavora nel settore o che ha notizie dirette.

Ma sono solo voci, appunto, impossibile per un non professionista trovare dei riscontri che possano prepararti alla corretta lettura dei fatti presentati del grande show della serata.

Tutti i weekend in cui vado su mi trovo sul tavolo Il Trentino, uno dei due giornali più letti della regione. I titoli e gli articoli non lasciano dubbi ai sentimenti locali riguardo ad attribuzione ed efficienza della costruzione delle casette. La prima pagina di oggi titola “Spot con le casette trentine”, per dire.

Una cosa però si può fare: un bel reality check. Ci vuole poco a capire che casette trentine è una locuzione ricorrente negli articoli che hanno parlato della cosa. Perché non fare una verifica sul sito del quotidiano trentino?

Ordinando i risultati per data si scopre, tra l’altro:

Il 18 aprile 2009 (13 giorni dopo il sisma) in Ecco le case trentine per gli Abruzzesi si hanno già 20 abitazioni pronte e fondi della provincia stanziati:

Venti di queste confortevoli abitazioni sono già pronte mentre per l’acquisto delle altre 80, il cui costo si aggira attorno agli 860 euro a metro quadrato, la Provincia di Trento, che ha stanziato 4 milioni di euro prelevati dai fondi di riserva, svolgerà altre gare d’appalto coinvolgendo le circa quindici aziende trentine che producono questo tipo di prefabbricati.

Il 9 maggio 2009 Dellai, presidente della provincia autonoma di Trento in conferenza stampa:

Ci siamo impegnati a costruire almeno 100 casette in legno che speriamo di ultimare entro luglio. Da lunedì cominceremo a montarle. Vi troveranno ospitalità circa 600 persone.

Il 21 maggio 2009 il presidente della Federazione dei corpi dei vigili del fuoco volontari del Trentino, Alberto Flaim assicura: Abruzzo, entro luglio pronte 200 casette in legno

Le prime cinque sono già in fase di costruzione a Coppito mentre, in un’altra frazione dell’Aquila, a breve inizierà il montaggio di un villaggio per malati di mente. Altre ottanta saranno costruite nel comune di San Demetrio mentre le rimanenti troveranno posto a San Gregorio, Fossa e Coppito. Le casette, ad un piano con due o tre stanze, sono fornite da tutte le ditte trentine del settore e costano ciascuna 40 mila euro. Cento di queste sono finanziate dalla Provincia autonoma di Trento, le altre 100 da associazioni di volontariato e con collette di privati.

Il 9 luglio 2009 – La Merkel loda i trentini

Anche Bruno Vespa, giornalista di origini aquilane, non ha voluto mancare: «E’ meraviglioso – ha affermato ieri- quello che i trentini stanno facendo qui, del resto la loro capacità di intervento in situazioni difficili è ben nota». Il paese di Onna conta già quattro casette in legno, «doppie», composte ognuna di due unità abitative, così da poter ospitare otto famiglie. Grande è stata la soddisfazione dei centoventi trentini che attualmente operano nei sei cantieri abruzzesi, per l’interessamento manifestato per il loro impegno verso le popolazioni terremotate dalle autorità. Entro fine settembre saranno completate le 241 casette antisismiche in legno costruite a Coppito, Stiffe, San Demetrio, Sant’Angelo e Onna, comuni abruzzesi devastati dal terremoto del 6 aprile. Altri 107 alloggi sono in fase di definizione. Lorenzo Dellai ha espresso grande soddisfazione: «Le casette di legno che stiamo allestendo, in collaborazione con la Croce Rossa nazionale, rappresentano una valida risposta ai disagi che inevitabilmente stanno vivendo le tante persone alloggiate sotto le tende. Entro settembre contiamo inoltre di aprire l’asilo infantile di Onna». Per la ricostruzione in Abruzzo la Provincia ha stanziato finora 4 milioni di euro.

Infine il 7 settembre 2009 ci sono le Lodi di Napolitano al Trentino.

(aggiornamento del 16 settembre) Il 15 settembre 2009 – Dellai, spot involontario al premier:

di Gianpaolo Tessari TRENTO. Uno spot coi fiocchi al governo Berlusconi a livello di immagine. E, ironia della sorte, glielo confeziona oggi una delle rare amministrazioni di centrosinistra di tutto il Paese, quella di Lorenzo Dellai. E’ la consegna delle casette di Onna, divenuta show mediatico. La disciplina asburgica dei trentini, la proverbiale organizzazione della Protezione civile di casa nostra ed anche, ammettiamolo, una non comune disponibilità di risorse finanziarie, hanno fatto sì che il Trentino oggi possa consegnare un signor villaggio prefabbricato agli abitanti di Onna.

Guardatevi i risultati di ricerca per maggiori dettagli o consultate i contenuti a pagamento più recenti.

Le lodi di Napolitano sono confermate e raccontate anche dall’Ufficio stampa della provincia di Trento.

Onna – La visita del Capo dello Stato ai terremotati d’Abruzzo ha registrato quest’oggi la tappa al villaggio che sta nascendo ad Onna, il paese simbolo del terremoto dello scorso aprile. E’ qui che il ‘sistema trentino’ sta realizzando su incarico della Croce Rossa Italiana uno dei più grossi insediamenti per dare una sistemazione dignitosa ai terremotati. Ad accogliere Napolitano anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai.

Oggi Dellai usa toni conciliatori:

“Siamo un po’ a disagio in questa enfasi mediatica, perché siamo abituati a lavorare con molta discrezione senza tante grancasse”, sottolinea Dellai, che domani guiderà la delegazione trentina in Abruzzo dove verrà inaugurato il villaggio di case in legno ad Onna. “Devo anche dire che sono contento se sarà possibile far conoscere l’impegno dei trentini – ha continuato Dellai – Lo facciamo senza nessuna arroganza, ma pare anche giusto dare conto di quello che riusciamo a fare e dell’impegno che abbiamo messo in campo”.

“Si parla molto di questa consegna di Onna, di domani, perché è sotto i riflettori. Lo è per il fatto che ci sarà il presidente del Consiglio – ammette Dellai – per il fatto che ci sarà una ripresa di alcune importanti trasmissioni televisive. Però voglio fare notare che per noi trentini questo è solo un tassello della collaborazione messa in campo. Ci sono tanti altri cantieri che abbiamo realizzato e stiamo realizzando, con lo stesso impegno e con la stessa serietà”.

Sono curioso di vedere come queste posizioni si integrino con il cambio di cartello sul cantiere di Onna: che ci sia collaborazione stato-provincia è chiaro. Come siano distribuiti i rispettivi pesi un po’ meno.

Update 1: scopro solo ora che Dallai ha un blog in cui esprime le posizioni odierne che ho già riportato e riceve anche commenti accesi.

Update 2: dopo la mezzanotte si sbloccano i contenuti del giorno prima, li aggiungo alla lista.

Update 3: dalla rassegna stampa notturna dei giornali del 16 settembre vista su SKYTG24 non ho mai visto la parola “Trentino” o “Casette Trentine” citate in nessun titolo. Se qualcuno la nota nel testo degli articoli me lo segnalerebbe nei commenti? Grazie.

Update 4: su l’Unità un virgolettato di Dellai (o dei suoi progettisti, non è chiaro) chiarisce tempistica e consegna:

“Abbiamo impiegato 43 giorni esatti per realizzare il villaggio, sono casette antisismiche, abbiamo cercato di renderle anche graziose, colori pastello, parquet in terra, finestre grandi, ognuna ha un pezzetto di giardino davanti e il posto macchina. Se ci avessero dato subito il via libera le avremmo potuto consegnare anche prima”.